Valeria Martalò

Redattrice editoriale

Content Specialist

SEO Editor

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Blog Post

Editoria digitale e intelligenza artificiale

Febbraio 13, 2020 Editoria
Editoria digitale e intelligenza artificiale

Come le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale impatteranno sul mondo dei libri

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L’editoria vive un periodo di grande cambiamento. Se negli ultimi decenni i mutamenti sono stati esponenziali e pervasivi (stampa digitale, abbandono delle cianografiche, utilizzo dell’informatica nell’intera filiera del libro), quello che ci attende nel prossimo futuro può sembrare davvero fantascienza.

Per prima cosa, va chiarito che l’editoria sta diventando sempre più digitale: non solo per la presenza sul mercato degli e-book, ma perché i lettori fruiscono i contenuti sempre di più online. Basti pensare agli audiolibri, che si possono ascoltare anche tramite assistenti digitali quali Google Home e Alexa; ai contenuti digitali, al modo in cui oggi si scelgono i libri, al fenomeno dei bookblogger e bookstagrammer, e così via. Insomma, c’è ben poco di “analogico” nel modo in cui si fanno e si leggono oggi i libri.

L’ultima frontiera del publishing è però – e lo diventerà sempre di più in futuro – l’intelligenza artificiale. L’utilizzo della tecnologia spesso spaventa i lavoratori: i redattori scompariranno? Non ci sarà più bisogno di correttori di bozze? Il lavoro editoriale sarà fagocitato dalle macchine? Non è proprio così, anzi. È ampiamente dimostrato che, laddove viene utilizzata in modo virtuoso, la tecnologia costituisce un beneficio per gli umani; rende tutto il mercato più stabile e, di conseguenza, i lavori meno precari.

Robots communication, artificial intelligence concept. Two robotic characters with light bulbs. Creative design toys on pink wall, brown floor background

Cosa ne pensano gli esperti

Christoph Bläsi, professore di editoria presso l’Istituto di Studi editoriali alla Johannes Gutenberg University Mainz e da anni impegnato nel campo dell’intelligenza artificiale applicata all’editoria, ha le idee chiare. L’intelligenza artificiale può e deve essere utilizzata nella scelta di prodotti migliori, più orientati al cliente. In un periodo, quale è il nostro, di abbondanza di contenuti, gli editori devono tenere il passo e offrire prodotti sempre più accattivanti, coinvolgenti, imperdibili.

La Fiera di Francoforte e la società di consulenza Gould Finch hanno di recente realizzato un white paper, volto a indagare quale sia lo stato attuale di utilizzo dell’intelligenza artificiale nell’editoria e quali potranno essere gli sviluppi futuri. I risultati sono stati straordinari e positivi: laddove l’AI viene già utilizzata, sono stati creati nuovi posti di lavoro e l’efficienza del sistema è aumentata. Perché, come si legge nel paper, “data is a tool and it needs a worker”: senza l’apporto umano, insomma, i big data e tutte le informazioni che oggi siamo in grado di ottenere diventano inutili.

Anche in Italia sono allo studio processi di questo tipo: Area24, del Gruppo 24 Ore, è un laboratorio di idee, sviluppo e confronto che unisce competenze giornalistiche, tecnologiche e di marketing per mettere a fuoco strumenti, trend e tecnologie per i prodotti editoriali del futuro.

Ma vediamo concretamente in che modo l’intelligenza artificiale può entrare nel mondo editoriale, e con quali strumenti.

Ottimizzazione vendite e marketing

I big data sono sempre più numerosi, e da più parti vengono utilizzati per ottimizzare il processo di vendita. Conoscere in modo granulare i propri lettori permette infatti di personalizzare sempre più le azioni di marketing e distribuzione. Sapere quali sono le preferenze di acquisto, i gusti e le abitudini di lettura permette di profilare il cliente medio, e quindi di indirizzare anche meglio le scelte editoriali, evitando flop clamorosi.

L’AI applicata agli assistenti vocali

Fisherman robot caught big fish. Angler accessories rod bucket bait. Fishing and vacation Robotic concept.blue lake with water lily and fishes. Blue gray background

Immaginate la scena: tornate a casa dopo una lunga giornata di lavoro, e chiedete a Google o ad Alexa di leggere per voi una storia di sviluppo personale. Oppure una favola moderna, da ascoltare insieme ai vostri bambini. La tecnologia in questo caso permette di migliorare la fruibilità delle informazioni, accompagnando anche spesso i lettori verso un acquisto più rapido e immediato.

Non solo: l’AI diventa interattiva e coinvolge sempre più gli utenti. Un esempio: HarperCollins StoryCastle (app per Google Home) offre un audiolibro per bambini con due nuove storie ogni giorno, di cui l’utente può scegliere la trama, addirittura cambiandone il finale.

Su molti store online sono anche presenti chatbot che riproducono la voce umana (proprio come fa Siri di Apple) per accompagnare il cliente nell’acquisto, in ogni sua fase. Addirittura l’assistente virtuale può consigliare il titolo di un libro, in base alle risposte dell’utente.

Categorie e metadata

Gli editori lo sanno: i libri vanno catalogati e “taggati” con appositi metadata, perché sia più facile per il distributore, la libreria e l’utente trovarli al primo colpo. L’AI permette di automatizzare il processo di categorizzazione di un libro a partire dalla lettura automatizzata dei contenuti. Come funziona? Il Natural Language Processing (NLP) permette ormai di comprendere in maniera molto efficace quali sono i contenuti di un libro. In questo modo aumenta anche il numero di keyword a disposizione del lettore, che può così trovare in modo più rapido e raffinato quello che sta cercando.

Migliorare l’indicizzazione di un libro sui motori di ricerca può fare davvero la differenza tra il fallimento e un’azienda editoriale di successo.

I robot possono creare contenuti?

Steampunk robotic storekeeper uploads parcels into an autonomous delivery robot courier. Automation service of warehousing and shipment. Orange background.

L’uso più rivoluzionario e interessante dell’AI riguarda però la creazione di contenuti. Al momento, un computer può scrivere un articolo giornalistico, un report, partendo da un campione di frasi già scritte. Certo, non si tratterà di testi particolarmente originali o brillanti, e sicuramente un redattore dovrà poi metterci mano, ma è un processo che permette di snellire il lavoro, soprattutto nel caso di testi informativi e/o ripetitivi, come avviene nel caso di report sportivi o di elenchi di statistiche.

Oppure, l’AI può venire in nostro aiuto per riformattare contenuti da adattare a diverse piattaforme: un esempio è quello in cui il testo per la stampa viene trasformato per il digitale, accorciando il testo, rendendo le frasi più concise e arrotondando i numeri.

Esistono anche tecniche di machine learning per interpretare un articolo o un comunicato stampa allo scopo di creare automaticamente un’infografica. Senza contare che tradurre un contenuto, per renderlo disponibile a un pubblico più ampio, viene in soccorso soprattutto a quelle lingue, come l’italiano, che non hanno un’audience elevatissima.

L’AI ruba posti di lavoro?

Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, infine, l’intelligenza artificiale non “ruba” posti di lavoro. Anzi. Capgemini, leader mondiale nella consulenza, ha annunciato di recente i risultati di uno studio di quasi 1.000 organizzazioni con un fatturato di oltre 500 milioni di dollari, che hanno scelto di implementare l’AI nella loro azienda. La ricerca è sorprendente, perché ben l’83% delle aziende intervistate ha affermato che l’AI ha generato nuovi ruoli nelle proprie organizzazioni; d’altronde, tre quarti delle imprese hanno registrato un 10% di aumento delle vendite, direttamente legato all’implementazione dell’AI.

Insomma, l’AI non è un ostacolo né un limite, ma un alleato che dobbiamo imparare a sfruttare per utilizzare meglio il nostro tempo, delegando magari le operazioni più routinarie e concentrandoci sulla creatività propria dell’essere umano. Esiste un algoritmo, per esempio, in grado di rilevare automaticamente i commenti inappropriati sulle piattaforme e di fare da “moderatore” virtuale. Se pensiamo alle migliaia di commenti che riceve un sito molto visitato, si comprende come la tecnologia può aiutarci a snellire il lavoro.

AI e machine learning non sono state pensate per sostituirci, ma come strumenti utili per migliorare la qualità di tutta la filiera. Perché l’umano e l’intelligenza artificiale, insieme, costituiscono una nuova frontiera che potrebbe rivoluzionare il mondo dell’editoria.

Fonti

https://www.gouldfinch.com/downloads/White_Paper_AI_Publishing_Gould_Finch_2019_EN.pdf

http://www.giornaledellalibreria.it/news-innovazione-lintelligenza-artificiale-al-servizio-delleditoria-3600.html

https://www.makia.it/blog/post.php?pid=94&p=4&search=

http://www.winnerinstitute.eu/2019/03/27/il-futuro-del-libro-e-nellintelligenza-artificiale/

https://www.blog.google/outreach-initiatives/google-news-initiative/how-publishers-can-take-advantage-machine-learning/

https://www.woodwing.com/en/blog/how-artificial-intelligence-can-help-publishers-thrive

https://area24.ilsole24ore.com/

https://3rdplace.com/news/gli-ambiti-applicativi-dellintelligenza-artificiale-in-editoria/

https://www.buchwissenschaft.uni-mainz.de/presse/machines-as-editors-machines-as-readers/

https://hackernoon.com/8-ways-artificial-intelligence-takes-publishing-to-the-next-level-rvnk3z3m

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